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LA
STORIA
Forza Italia è un movimento
politico italiano fondato il 18 gennaio 1994. Presidente e leader
del partito è, sin dalla sua fondazione, Silvio Berlusconi.
Nasce Forza Italia
1994: i partiti di origine democratica
ed occidentale che hanno governato l’Italia per cinquant’anni
sono stati eliminati dalla “rivoluzione giudiziaria”.
Contro tutto e tutti, Silvio Berlusconi lancia la sua sfida e chiama
i moderati a raccolta
26gennaio 1994. Tutti i telegiornali
trasmettono il messaggio di Silvio Berlusconi che annuncia di aver
rassegnato le dimissioni da tutte le cariche sociali del Gruppo che
ha fondato, per “mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno
a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione
e con la più grande fermezza”. La sfida è lanciata,
Berlusconi è sceso in campo.
L’effetto è enorme. La decisione ha l’impatto di
un terremoto: improvvisamente gli scenari della politica italiana
vengono sconvolti, tutte le previsioni elettorali si rovesciano, la
“invincibile macchina da guerra” della sinistra si trova
sulla strada del potere un ostacolo imprevisto, i moderati e i democratici,
rimasti privi di una rappresentanza politica trovano un nuovo punto
di riferimento. Berlusconi ricorda così quei momenti: “C'era
nell'aria una grande paura, un grande timore, si pensava che il futuro
dell'Italia potesse essere un futuro illiberale e soffocante se i
comunisti di prima e di dopo fossero andati al governo. Ma c'era anche
una grande voglia di cambiamento, una voglia di rinnovamento del modo
stesso di fare politica, una voglia di rinnovamento morale, una voglia
di un nuovo modo di esprimersi della politica. Non più quel
linguaggio da templari che nessuno capiva: si sentiva il bisogno di
un linguaggio semplice, comprensibile e concreto.
Era la fine del '93. L’Italia aveva conosciuto il fenomeno di
Tangentopoli e aveva visto penalizzata tutta o quasi tutta la classe
dirigente dei partiti democratici occidentali. La Procura di Milano
aveva colpito indirizzando molto bene i suoi colpi. Erano stati eliminati
praticamente tutti i piccoli partiti, il partito Liberale Italiano,
il partito Social Democratico, il partito Repubblicano, il partito
Socialista. Anzi, non tutto il partito Socialista, ma gli esponenti
che non erano di sinistra del partito Socialista e la stessa cosa
era avvenuta per la Democrazia Cristiana. La sinistra aveva fatto
approvare una nuova legge elettorale, della quale si fecero le prove
con le elezioni amministrative dell'autunno. Con il 34% dei voti la
sinistra riuscì a conquistare l'80% dei comuni e chiese quindi
al Capo dello Stato di sciogliere le Camere e di indire nuove elezioni.
Le ottenne, e in molti cominciammo a preoccuparci perché vedemmo
che i partiti moderati, o meglio quello che era rimasto dei partiti
moderati, non avevano capito che, per competere, con quella nuova
legge bisognava sommare voto a voto, come aveva fatto benissimo la
sinistra. Antichi odi, antipatie, rancori li dividevano e quindi non
riuscirono a trovare un accordo. Ricordo benissimo di avere fatto
dei sentieri alla volta di questi protagonisti, cercando di convincerli
a ragionare.
Ci sentimmo quasi costretti, in quel frangente, a cercare una soluzione.
Era difficile trovare il coraggio: mi ricordo ancora di quanti dubbi,
di quanti interrogativi, di quante discussioni, di quante notti passate
ad occhi aperti e questo coraggio non ci veniva, dobbiamo confessarlo.
Poi lo trovammo, fu con noi, è rimasto con noi in questi anni,
è ancora qui presente e sarà con noi da qui in avanti!”
Il 15 gennaio 1994, il Presidente Scalfaro, dando seguito alla richiesta
della sinistra, scioglie le Camere e annuncia le elezioni anticipate.
Dopo tre giorni, il 18 gennaio, Berlusconi fonda ufficialmente Forza
Italia. Il dado è tratto. Il Presidente attende ancora “un
miracolo” da parte dello schieramento moderato, ma i vecchi
politici “decidono di non decidere”. Non si può
perdere altro tempo: il 26 gennaio si apre per l’Italia una
nuova fase.
6 FEBBRAIO 1994, L’INIZIO
DELLA GRANDE AVVENTURA
Roma, domenica 6 febbraio 1994. Palafiera. Ore 12.30. Una platea di
migliaia di cittadini venuti da ogni parte d’Italia accoglie
in un applauso che sembra non avere fine Silvio Berlusconi che pronuncia
il suo primo discorso da leader politico. È un momento storico.
Berlusconi, parlando a braccio, senza uno scritto, senza un appunto,
comincia così: “Mentre venivo qui, ho pensato che c’era
un matto che stava andando a incontrarsi con altri matti… ebbene,
pensando a questa follia che sembra aver contagiato tutti noi, e tanti
altri insieme a noi, io pensavo che si era verificato ancora una volta
quel che avevo scritto nella prefazione a un bellissimo libro, l’’Elogio
della follia’ di Erasmo da Rotterdam. In quella prefazione dicevo:
è vera la tesi che viene fuori da queste pagine. Le decisioni
più importanti, le decisioni più sagge, le decisioni
più giuste non sono quelle che scaturiscono dal ragionamento,
non quelle che vengono dal cervello, ma quelle che scaturiscono da
una lungimirante, visionaria follia”.
Le migliaia di persone che affollano la grande sala salutano con un
lunghissimo applauso le parole dell’uomo che hanno scelto come
loro leader e lo consacrano come il nuovo leader dei moderati italiani.
Quella parte della società italiana – uomini e donne,
ragazzi e anziani, operai e studenti, pensionati e professionisti,
madri di famiglia e dirigenti d’azienda – che affolla
la platea del Palafiera è immediatamente conquistata da un
uomo che, rinunciando a tante sicurezze, si mette in gioco e rischia
in prima persona per evitare al suo Paese un futuro soffocante e illiberale.
“ Ho sentito – continua Berlusconi – una specie
di responsabilità che non poteva essere elusa e, forse esagerando,
mi sono sentito nella condizione di chi, dovendo partire per un bel
viaggio si è trovato improvvisamente davanti qualcuno bisognoso
d’aiuto. Ecco, nonostante la prospettiva del viaggio, della
vacanza programmata, non sarebbe stato possibile girare la testa dall’altra
parte, si sarebbe trattato di una vera e propria omissione di soccorso.
È per questo – perché ci sentiamo tutti responsabilmente
chiamati a uscire dal nostro egoismo per fare quanto possiamo per
il nostro Paese – che noi siamo qui, che abbiamo risposto a
questa specie di chiamata alle armi. È per questo che oggi
noi siamo qui, con la volontà di cominciare da qui un lungo
cammino, un cammino di speranza e di fiducia nel nostro futuro”.
Comincia così una battaglia storica, epocale. Scrive Berlusconi
“Credevo di avere finito con i traguardi e con gli obiettivi,
credevo che la mia corsa fosse arrivata finalmente alla meta finale,
credevo di poter fare il nonno, di leggere i libri che non ho letto,
di vedere i film che non ho visto, di ascoltare le musiche che mi
piacciono. Ma ecco profilarsi un pericolo grande per il nostro Paese,
qualche cosa che poteva cambiare la nostra vita e soprattutto la vita
delle persone a cui vogliamo bene: un futuro incerto, soffocante e
illiberale. Ecco allora improvvisamente un nuovo irrinunciabile traguardo:
garantire al Paese la permanenza nell ’occidente, nella libertà,
nella democrazia”.
UN NUOVO MODO DI FARE POLITICA
Berlusconi sa comunicare davanti ai microfoni della radio, davanti
alle telecamere, in diretta davanti a migliaia di persone. I suoi
interventi non possono essere paragonati ai comizi di vecchio stampo.
Preferisce ragionare, discorrere, rispondere alle battute degli ascoltatori,
avvincerli col pathos e con l’ironia. Nei teatri e nei palazzetti
dello sport quando è sul podio (esige scenografie lineari e
riconoscibili ed ha eliminato gli schieramenti delle nomenklature
di partito alle spalle dell’oratore) alterna gli interventi
pronunciati dalla postazione fissa con brevi camminate sul palco,
microfono in mano. E spesso scende tra la gente improvvisando un susseguirsi
di domande e di risposte. La sua è un’abilità
oratoria naturale affinata negli anni con l’esercizio, lo studio,
le letture. Parla a braccio, preparando solo la scaletta e i punti
chiave dell’intervento. Ricorda a memoria nomi, cifre, concetti.
Non abusa nelle citazioni il che, considerato il “teatrino della
politica” non è poco. Anzi. Come acutamente fa notare
Paolo Guzzanti, “soltanto Berlusconi oggi in Italia ha quel
dono particolare che gli permette, al di là dei contenuti informati
e ben organizzati, di entrare in contatto diretto con un comune sentire
collettivo che è negli occhi e nelle emozioni di una folla
tutt’altro che amorfa. Anzi, una folla fortemente strutturata,
che si aspetta dei messaggi e dei doni identici e complementari a
quelli che sono già maturati autonomamente nelle persone singole
che la compongono... Fra leader e pubblico è già operante
un contratto stipulato attraverso emozioni di tipo morale. Il pubblico
dei cittadini sente di aver fatto un investimento. Lui, Berlusconi,
sente a pelle che quel contratto è operante e che su di lui
si polarizzano attese forti, pesanti, complicate. Il pubblico che
circonda il Berlusconi dei discorsi a braccio è, infatti, un
pubblico fortemente emozionato, ma di un’emozione appunto di
tipo morale”. Appunto, morale. Perché morale? Perché
la gente, il popolo che si riconosce in Silvio Berlusconi, i milioni
di italiani di tutti i censi che hanno fiducia in lui, gli hanno affidato
le loro speranze di radicale cambiamento rispetto alla vecchia politica
e ai vecchi partiti, il bisogno di modernità ed efficienza,
la loro opposizione profonda e sentita al comunismo, l’amore
per la libertà e la democrazia. Quando vanno ad ascoltarlo,
sentono un’esigenza di verità. E Berlusconi non li delude
mai. Non fa giri di parole, non esprime concetti fumosi, non usa bizantinismi.
Parla con il cuore, dice cose semplici, scherza, ironizza, convince
con argomentazioni chiare e nette e dopo un’ora, due ore filate
le sue “azzurre” e i suoi “azzurri”, ammaliati
e conquistati vorrebbero che ricominciasse daccapo.
LA DISCESA IN CAMPO
26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annuncia alla Nazione la sua “discesa
in campo”. È l’inizio di una lunga, difficile,
sofferta battaglia per l’Italia. Ecco il testo integrale della
sua dichiarazione, un documento storico
“L’Italia è
il Paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti.
Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore.
Qui ho appreso la passione per la libertà.
,Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica
perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato
da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente
ed economicamente fallimentare.
Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi
stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale del gruppo che ho
fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di editore e di imprenditore
per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione
di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più
grande fermezza. So quel che non voglio e, insieme con i molti italiani
che mi hanno dato la loro fiducia in tutti questi anni, so anche quel
che voglio. E ho anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo,
in sincera e leale alleanza con tutte le forze liberali e democratiche
che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa credibile
al governo delle sinistre e dei comunisti.
La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti
e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti,
schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento
illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento
difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica.
Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida
di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle
e di esperienza consolidata, creative e innovative, capaci di darle
una mano e di far funzionare lo Stato. Il movimento referendario ha
condotto alla scelta popolare di un nuovo sistema di elezione del
Parlamento.
Ma affinché il nuovo sistema funzioni, è indispensabile
che al cartello delle sinistre si opponga un polo delle libertà
che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito,
ragionevole, moderno. Di questo polo delle libertà dovranno
far parte tutte le forze che si richiamano ai principi fondamentali
delle democrazie occidentali, a partire da quel mondo cattolico che
ha generosamente contribuito all’ultimo cinquantennio della
nostra storia unitaria. L’importante è saper proporre
anche ai cittadini italiani gli stessi valori che hanno fin qui consentito
lo sviluppo delle libertà in tutte le grandi democrazie occidentali.
Quegli obiettivi e quei valori che invece non hanno mai trovato piena
cittadinanza in nessuno dei Paesi governati dai vecchi apparati comunisti,
per quanto riverniciati e riciclati. Né si vede come a questa
regola elementare potrebbe fare eccezione proprio l'Italia. Gli orfani
e i nostalgici del comunismo, infatti, non sono soltanto impreparati
al governo del Paese. Portano con sé anche un retaggio ideologico
che stride e fa a pugni con le esigenze di una amministrazione pubblica
che voglia essere liberale in politica e liberista in economia.
Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere
diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini
sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura,
i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono
rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell'iniziativa
privata, non credono nel profitto, non credono nell'individuo. Non
credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero
di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono
cambiati. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati
dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente.
Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida,
che inveisce, che condanna. Per questo siamo costretti a contrapporci
a loro. Perché noi crediamo nell'individuo, nella famiglia,
nell'impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell'efficienza,
nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia
e della libertà. Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo
movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti
voi – ora, subito, prima che sia troppo tardi – è
perché sogno – a occhi bene aperti – una società
libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto
dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità,
la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza
e il rispetto per la vita.
Il movimento politico che vi propongo si chiama, non a caso, Forza
Italia. Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione
di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo
partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una
forza che nasce invece con l’obiettivo opposto: quello di unire,
per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo
all’altezza delle esigenze più profondamente sentite
dalla gente comune.
Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica
fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire
alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni
concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società
italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione
e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive
e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo
offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e costruire il proprio
futuro, al Nord come al Sud. Vogliamo un governo e una maggioranza
parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario
di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni
fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più
debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi,
dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità.
Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto
all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione
alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano
garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più
efficienza. La storia d’Italia è a una svolta. Da imprenditore,
da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna
timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita
mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una
politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politicanti
senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme
un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più
generosa verso chi ha bisogno, più prospera e serena, più
moderna ed efficiente, protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico
che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per
i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.
Silvio Berlusconi
IL CREDO LAICO DI FORZA ITALIA
Roma, 6 Febbraio 1994, dal primo discorso a braccio di Silvio Berlusconi.
I valori che sono il fondamento
del nostro impegno civile e politico sono i valori fondanti di tutte
le grandi democrazie occidentali.
Noi crediamo nella libertà,
in tutte le sue forme, molteplici e vitali:
la libertà di pensiero e di opinione,
la libertà di espressione,
la libertà di culto, di tutti i culti,
la libertà di associazione.
Crediamo nella libertà di impresa,
nella libertà di mercato, regolata da norme certe,
chiare e uguali per tutti.
Ma la libertà non è graziosamente “concessa”
dallo Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima
dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto
essere umani e che, se mai, essa sì fonda lo Stato.
E lo Stato deve riconoscerla e difenderla – in tutte le sue
forme – proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico
e non un tiranno arbitrario.
Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non
i cittadini al servizio dello Stato.
Per questo – concretamente – crediamo nell’individuo
e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare se stesso,
di aspirare al benessere e alla felicità,
di costruire con le proprie mani il proprio futuro,
di poter educare i figli liberamente.
Per questo crediamo nella famiglia, nucleo fondamentale della nostra
società.
E crediamo anche nell’impresa,
a cui è demandato specialmente il grande valore sociale della
creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
Noi crediamo nei valori della nostra cultura nazionale che tutto il
mondo ci invidia.
Crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana,
nei valori irrinunciabili della vita,
del bene comune,
nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e
di apprendimento,
nel valore della pace,
della solidarietà,
della giustizia,
della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari.
E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è
più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani,
gli emarginati.
Desideriamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e
condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la
passione per il lavoro,
e al tempo stesso – da liberisti – crediamo nei meccanismi
del libero mercato che sa combinare insieme gli egoismi individuali
e trasformarli in benessere collettivo, così come crediamo
negli effetti positivi per tutti della competizione, della concorrenza
e del progresso che non può esserci se non c’è
la libertà.